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Innocenti 950 S

SCHEDA
TECNICA
La più inglese delle spider italiane era targata Lambrate, Milano.
Marca Innocenti, meccanica British Motor Corporation, disegno Ghia,
carrozzeria Osi. Oggi potremmo definirla semplicemente il frutto di
una sinergia internazionale, allora - siamo alle soglie degli anni
Sessanta - era il risultato di un'insolita operazione finanziaria
fondata sull'economia dei costi. L'idea venne alla Innocenti, famosa
per i suoi tubi e, ai più, per lo scooter Lambretta. Sull'onda
della ritrovata voglia di automobili degli italiani decise di
produrre piccoli veicoli a quattro ruote, su licenza inglese.
Cominciò con la berlina A40 e proseguì con la Spider 950. La
meccanica della trasformabile sarebbe stata quella della Austin
Healey Sprite "Frogeye", occhio di rana, il disegno,
quello di un giovane progettista, Tom Tyarda, il futuro padre di
tante De Tomaso e soprattutto della Ford Fiesta del 1976.
In pratica, nelle officine di Lambrate, arrivavano dalla Gran
Bretagna i motori e la componentistica, dalla Osi di Torino, le
scocche col telaio a piattaforma. Alla Innocenti non restava che
assemblare il tutto e lanciare sul mercato la piccola sportiva a un
prezzo decisamente concorrenziale.
Al Salone di Torino del novembre 1960, la Spider 950 fu presentata
al prezzo di listino di un milione e 150 mila lire. Meno di una
Giulietta Spider, che costava quasi due milioni, e meno anche della
sua parente inglese, la Sprite, che stava invece sul milione e
quattro. Bassa, filante, con un frontale sobrio e innovativo, una
giusta dose di codine posteriori, come imponeva il gusto imperante:
la nuova Innocenti si presentava sufficientemente elegante e molto
apprezzabile. Le colorazioni erano quelle più in voga allora: blu,
grigio, rosso, bianco e giallo.
La formula, piccola cilindrata, piccole dimensioni, basso costo e
ottime rifiniture, solleticò immediatamente il pubblico italiano,
soprattutto i giovani e le signore. Sulla sua scia, qualche anno
dopo, ebbe successo la Fiat, con la 850 Spider e fece fiasco l'Autobianchi
con la Stellina, la prima auto italiana, con carrozzeria in
vetroresina, costruita in serie.
Erano anni di sperimentazioni e fantasia, il marketing era
un'alchimia, i conti una cabala che spesso portava al rapido
tramonto di molte aziende. L'Innocenti però sembrò azzeccare il
gusto e le attese del tempo. Con la cura dei piccoli dettagli (oggi
ci sembrerebbe uno scandalo la loro mancanza) colmò la differenza
con le altre spider più blasonate. Il tettuccio, ad esempio, oltre
che manovrabile stando seduti nell'abitacolo (nella Spider Alfa
Romeo occorrevano una serie di operazioni in piedi) era in doppio
strato di tela, quindi, più resistente all'acqua e al freddo, al
contrario delle convertibili inglesi. Ma, cosa ancor più comoda, la
950, era finalmente dotata di un buon impianto di riscaldamento. E
addirittura, cosa che nelle altre più spartane sportive non era
stato nemmeno calcolato, aveva il sedile del pilota regolabile,
l'accendisigari, la luce nel vano motore e il faretto della
retromarcia...! Cosa desiderare di più da una macchina
"aperta"? Beh, forse, la velocità, il brio: la Innocenti
prima versione sfiorava i 140 chilometri orari ed era data per 43
cavalli a 5300 giri. Non molti. Un anno dopo, appena la Austin
Healey potenziò i suoi motori, a Lambrate si misero subito
all'altezza. Ma anche qui, con tre cavalli di più e, forse, cinque
ulteriori chilometri di velocità massima, non si potevano
pretendere guide mozzafiato. Nell'epoca del disastroso mito "da
casello a casello", con le corse lungo la nuova Autostrada del
Sole, l'Innocentina faceva più che altro la figura di una
verginella. E questo fece desistere molti possibili acquirenti.
Inutile dire che lo spirito, tutto britannico, della piccola spider
era completamente un altro. Ma tant'è. La nuova ulteriore fornitura
di propulsori del '62, con rapporto di compressione portato a 9:1 e
conseguente incremento di potenza a 50 cv, fu più che altro un
placebo, in attesa di una seconda serie che si annunciava davvero
grintosa. Va detto a questo punto, che l'avventura della 950
coincise con quello che potremmo definire il tramonto delle mitiche
scoperte inglesi. La Mg Midget, nata da una costola della Sprite,
stava per soppiantare la sua gemella Austin, in un clima di
pacchetti azionari turbinanti e ridimensionamenti finanziari. Il
boom economico, spingeva anche oltre Manica verso cilindrate
importanti e clientele sportive di rango, leggi, facoltose. Le
stesse che alla prima recessione economica avrebbero abbandonato
anche quelle, provocando la nota crisi degli altri storici marchi
del regno. Fatto sta che nel 1963, alla Innocenti, sballate le casse
spedite dalla Bmc, si ritrovarono con lo stesso identico quattro
cilindri in linea con monoblocco in ghisa, di prima. La cilindrata
maggiorata a 1098 cc, era stata ottenuta variando il rapporto della
corsa dei pistoni. Risultato: 58 cavalli e una manciata di brezza in
più sui capelli. Una piccola rivisatazione estetica della vettura
fu sufficiente a giustificare un nuovo nome “Innocenti S”, ma
non a rilanciare la macchina che procedeva a piccole dosi di
vendite, con picchi stagionali nei mesi di bella stagione. A parte
la scrittina cromata sul cofano e le diverse borchie delle ruote, le
uniche vere novità erano l’adozione dei freni a disco anteriori,
il prezzo e l’hard top a richiesta. Un dettaglio, quest’ultimo,
non trascurabile, dal momento che tre anni dopo, al solito
appuntamento del Salone di Torino, quel tettino rigido divenne
l’elemento di differenza della nuova “Innocenti C”. Si
trattava infatti, di una coupé praticamente uguale alla spider. La
sua produzione soppiantò la S dalle linee di montaggio di Lambrate.
Costava circa centomila lire in meno: 1.190.000. Sembrava una
svolta, ma sempre per la solita alchimia del marketing e la cabala
dei numeri che dicevamo, si rivelò un mezzo fiasco. Nel 1969,
quando anche le ultime otto spider rimaste in deposito vennero
vendute, anche la C andò in pensione, senza che nessuno la
rimpiangesse troppo. Il rimpianto, semmai, rimane per tutte quelle
divertenti Innocenti aperte andate prematuramente dimenticate e
quindi demolite: oggi sono pochi i modelli sopravvissuti all’oblio
e quei pochi, per giunta, continuano a valere poco anche tra i
collezionisti. Resta perciò un dubbio: la piccola spider Innocenti
fu una macchina sbagliata, o soltanto incompresa?
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INTERNATIONAL
MINI MEETING 2005
Si è appena concluso il Raduno International
Mini Meeting che si è tenuto a Salou (Barcellona), in Spagna. Inutile
dire che è stato tutto molto bello. Chi non ha partecipato si è
perso qualcosa di unico e meraviglioso, incredibilmente coinvolgente e
magico. A rappresentare l’Italia tot club Mini per un totale di
cinquantasei soci. A rappresentare la Sardegna il nostro mitico Club 4
Mini, con la mini Rover “Scacco Matto” del presidente del club
Michele Cau, accompagnato dalla figlia Margot, giovane e promettente
minista. Il viaggio(Cagliari-Porto Torres-Marsiglia-Salou: andata e
ritorno…milleottocento chilometri!), come ben sa chi conosce questa
macchina, è stato lungo e un po’ faticoso, ma all’arrivo i
“colleghi” provenienti da tutto il mondo hanno fatto sentire i
nostri a casa propria. Erano presenti 103 club provenienti da
Inghilterra, Australia, Francia, Germania, Norvegia, Danimarca,
Polonia, Austria, Spagna, America, Olanda, Belgio, Lussemburgo e tanti
altri. Per l’Italia dodici club agguerriti e gasatissimi! Tutti
uniti dalla stessa passione per una scatoletta che ancora oggi non ha
confronti, né rivali degni di nota. Ottocentonovanta auto ospitate
dal Club Mini Cooper di Barcellona, che con una eccellente
organizzazione ha reso irripetibile l’evento. Durante i quattro
giorni di raduno ci sono state diverse gare interclub, lotterie a
scopo benefico e passeggiate lungo le strade di Salou, tra la
meraviglia degli spagnoli. Mare bellissimo, spiaggia pulita e servizi
accoglienti hanno reso quei giorni indimenticabili. Al termine del
raduno si è tenuta una riunione tra i presidenti dei vari club e dopo
i ringraziamenti di rito e lo scambio dei doni-ricordo si è deciso di
rivedersi nel 2006 in Polonia e nel 2007 in Danimarca. Il nostro club
(www.autoclub4mini.com) ringrazia gli sponsor che hanno permesso
questa bella avventura e dà appuntamento all’anno prossimo!
Rita Marongiu
Le notti Spagnole ormai sono un bel ricordo. Tutte le Mini che hanno partecipato al colossale International Mini Meeting ,stiamo parlando di 890 MINI, sono rientrate alle loro sedi sparse in tutto il globo, dopo aver letteralmente invaso la ridente
cittadina di SALOU –TARRAGONA con le piccole scatolette, portando stupore e meraviglia. I Ministi col pianto nel cuore sono tornati a casa.
Certo non scorderanno facilmente un raduno organizzato con maestria dal club Spagnolo MINI COOPER in un villaggio vacanze logisticamente perfetto; ha saputo dare tutto il supporto necessario al popolo Mini, inserendo serate all’insegna del divertimento e dell’allegria, con colossali abbuffate di Paella e tanto ben di dio, innaffiato da ottimo Rum offerto dagli sponsor, e poi complessi musicali che ricordavano i Beatles e rock a manetta, fino alle prime luci dell’alba, ed al rientro sveglia in piscina, e giu a capofitto a fare shopping tra i gazebo dei rivenditori di pezzi di ricambio, e gare inter-club di nuoto e pallanuoto. Il club 4 MINI Sardegna era presente solo con un equipaggio formato dal neo Presidente Michele Cau e dalla neo Segretaria Margot Cau. Gli italiani in complesso portavano sei club per un totale di 56 persone circa; purtroppo per il nostro settore gli sponsor non sono particolarmente attenti e così sentiamo di dovere un ringraziamento speciale a chi ha creduto in noi. Grazie quindi a L’Unione Sarda, La nuova Special Car e all’Agenzia Vilma Piroddi. Al prossimo IMM 2006 che si terrà in Polonia speriamo di essere piu numerosi; difficilmente il club Polacco eguaglierà quello del 2005 ma ci proveranno eccome! Memori della Spagna spero diano il massimo, tenendo conto che sono appena entrati nel sistema europeo. Vedremo! Arrivederci alla prossima avventura amici carissimi. Buona Mini a tutti!
MIKI CAU
Domenica 13 Marzo, sotto una cornice di splendido
sole, ha avuto luogo l’ennesimo Raduno Mini e Mini Cooper
“Cagliari-Las Plassas” con partenza alle ore 9 dal parcheggio Cine
World di Cagliari.
Il club regionale 4 mini F.C.M. ha voluto nella
gara di regolarità virtuale far tappa finale a Las Plassas (circa 50
km da Cagliari) dove si è svolta la manifestazione “I soldati e le
armi medioevali del castello di Marmilla”. Gli organizzatori
desideravano aggiungere alla passeggiata
storica dei mitici Mini anche un pizzico di cultura.
Il colorito corteo delle mini, composto da alcune
Cooper Sport Pack, una Gt Traveller, auto commemorativa dei 25 anni,
alcune Rover Cooper ed Innocenti Mini, ha avuto come apri pista,
damigelle d’onore, auto prestigiose: due Lotus Elise.
La carrellata storica è stata salutata sia sulla
strada che nei piccoli centri della Marmilla, dove la gente attirata
dal rombo dei motori e dallo strombazzamento, agitando le braccia
compiaciuta, dava segno di benvenuto.
Le mini prodotte per oltre 40 anni, sono
conosciute, amate, quanto mai ricercate e accarezzate dai
collezionisti perché pietre miliari nell’evoluzione progettuale
dell’auto cittadina. Tracciare una breve storia di quest’auto
non è facile: essa ha collezionato talmente tante vittorie in tutti i
tipi di gare da entrare a far parte delle automobili leggendarie del
mondo sportivo. Ricordiamo le 4 vittorie consecutive al Rally di
Montecarlo, le vittorie nei campionati europei di velocità su pista,
le vittorie nei cross e nelle ginkane.
Il Mini corteo dopo aver ricevuto i saluti del
sindaco di Las Plassas, l’architetto Alessandro Melis, si è
spostato nel viale sottostante al castello, dove è stata effettuata
una fruttuosa visita fino a 274 metri sul livello del mare si è
potuto godere uno spettacolare panorama in una giornata incantevole.
Dopo aver consumato il pranzo al sacco si è trascorso del tempo in
argomentazioni sportive, di meccanica e carrozzeria, in attesa della
rappresentazione del combattimento tra armati medioevali condotto
magistralmente dal gruppo “Memoria e Milites”. Il programma
prevedeva anche un convegno con interventi di vari relatori, uno di
questi è iscritto al club 4 mini, sulla storia della Marmille e del
maniero di Las Plassas. A perenne memoria
è stata consegnata al sindaco, tra gli applausi degli astanti,
una pergamena commemorativa ed un modello in scala 1:18 riproducente
una mini cooper. I più pazienti, che hanno atteso la fine dei lavori
sono stati premiati da un eccellente rinfresco: pane profumato,
affettati diabolici, formaggi paradisiaci il tutto innaffiato da
nettare poderoso. Conoscere la nostra storia guidando una mini è
veramente il massimo. L’obbiettivo che l’associazione desiderava
cogliere è stato raggiunto.
Mini saluti a tutti Mario Cannas